Non c’è stato bisogno di uccidere il padre. E’ bastata una spallata, violenta, per farsi strada. E per scrollarsi di dosso quello che rimane del vecchio monarca, quindici anni più anziano.
La semifinale di Wimbledon 2026 vinta da Jannik Sinner in tre set su Novak Djokovic può essere derubricata alla voce massacro. Addio, Nole. Sei stato il più forte, ma ora non più. In Australia era solo un’illusione. Quel venticinquesimo slam per cui questo straordinario atleta trova ancora le motivazioni per scendere in campo non arriverà mai, ma va bene cosi. Inutile accanirsi, alla soglia dei quaranta. C’è un tempo per ogni cosa.
Il numero uno del mondo si sbarazza del re nel suo giardino di casa con un triplice 6-4 e un anno dopo la sua prima storica vittoria londinese torna in finale a Wimbledon, dove domenica affronterà per il titolo il tedesco Alexander Zverev, che si è sbarazzato in tre facili set dell’inglese Arthur Fery,.Fino a quarantotto ore fa qualcuno pensava che questo semi sconosciuto ragazzotto che gioca un tennis divertente fosse improvvisamente diventato il nuovo Roger. Non lo era. Sull’erba l’inglese le favole non hanno sempre un lieto fine.
Erano stati in molti a preventivare una partita combattuta, quasi alla pari, tra Sinner e Djokovic. Da un lato la forza, la potenza e la sfrontatezza giovanile dell’italiano, dall’altra l’esperienza, la cattiveria agonistica e l’astuzia di quello che in tanti considerano come il goat, il più grande giocatore della storia di questo sport. Ma la realtà è sempre più pragmatica dell’immaginazione. E le differenze anagrafiche non possono essere ridotte a una banale nota a pie di pagina.














