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Redazione Milano
Mohammed Saidi ha sfregiato una 22enne sulla banchina della stazione Duomo, alcuni testimoni (poi allontanatisi) avevano riferito che lui «ha detto a voce alta di essere musulmano». Per la pm «non c'è prova di odio religioso o razziale», ma l'uomo resta in carcere per le lesioni permanenti inflitte
«Non vi è prova del fatto che» Mohamed Saidi, il 27enne algerino che ieri pomeriggio ha sfregiato una ragazza di 22 anni sulla banchina della stazione metropolitana Duomo di Milano, «abbia agito mosso da motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi». Lo scrive la pm della Procura di Milano, Simona Ferraiuolo, chiedendo la convalida dell'arresto per il reato introdotto nel 2019 di «deformazione dell'aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso», oltre che per resistenza a pubblico ufficiale e porto abusivo di oggetti atti a offendere, ma non per violenza per motivi religiosi. Una contestazione, quest'ultima, che invece era presente nell'arresto in flagranza eseguito ieri dalla Polizia locale.
Nel verbale di arresto si legge di una «una violenza inaudita che si è protratta per diversi istanti, quale conseguenza di un presunto sguardo della donna che, secondo quanto riferito da alcune persone presenti, avrebbe scatenato le ire dell'uomo in relazione alla fede professata». A riferire agli agenti il fatto che Saidi avrebbe «addotto ad alta voce il suo stato di musulmano» sarebbero stati «alcuni astanti, subito dopo allontanatisi tra la folla».











