Roma, 10 luglio 2026 – Con l'arrivo dell'estate e delle vacanze si ripresenta puntuale una delle emergenze sociali e civili più drammatiche del nostro Paese: l'impennata dei casi di abbandono di animali domestici, con i cani in cima alla lista delle vittime. Sebbene oltre 6,3 milioni di italiani scelgano ormai di viaggiare in compagnia dei propri pet, per troppi altri il cane di famiglia si trasforma in un "ingombro" da smaltire prima della partenza. I dati dipingono un quadro allarmante. Nonostante l’indignazione pubblica, le stime indicano che in Italia vengono abbandonati ogni anno circa 55mila cani. Il picco drammatico si registra proprio nel trimestre estivo, periodo in cui si concentra quasi il 30% degli abbandoni totali.

La mappa del fenomeno: dove e perché si abbandona

L’abbandono non colpisce la penisola in modo uniforme. Il fenomeno è radicato con particolare durezza nel Mezzogiorno e nelle Isole. Regioni come Sicilia, Campania, Calabria, Puglia e Lazio concentrano oltre il 65% dei cani randagi e vaganti stimati a livello nazionale. Le autostrade del Sud rimangono tragici scenari a cielo aperto: una fetta consistente delle catture stradali di emergenza effettuate dall’Anas si concentra storicamente sulla tratta della A2 Salerno-Reggio Calabria. Al contrario, le regioni del Centro-Nord mostrano tassi di randagismo e abbandono inferiori, grazie a una rete più capillare di anagrafi canine e controlli. Ma quali sono le ragioni dietro un gesto così crudele? Le cause principali risiedono in fattori logistici ed economici, come la faticosa gestione dell'animale durante le vacanze estive e l’incapacità di sostenere i costi di pensioni per animali o di strutture turistiche attrezzate. A questo si aggiungono gli acquisti o le adozioni d'impulso: animali regalati con leggerezza a Natale che, una volta cresciuti e diventati impegnativi, vengono scaricati d'estate. Giocano un ruolo chiave anche la mancata pianificazione e sterilizzazione, che si traduce in interi scatoloni di cuccioli abbandonati nelle campagne, e il post-season venatorio, dato che una quota superiore al 30% degli abbandoni annuali riguarda soggetti da caccia non più performanti.