"Pezzenti" è il termine usato dal titolare di uno stabilimento balneare di Bacoli per insultare chi frequenta la spiaggia libera. La risposta del Della Ragione rilancia un messaggio: il mare è un bene comune e deve restare accessibile a tutti
Pezzente è l’accattone che vive di elemosina. Spesso, oggi, è parola usata come insulto, a significare “miserabile”, nel senso peggiore del termine, o “tirchio”. E a volte indica non già chi vive in miseria, ma chi è meschino, volgare o privo di dignità.
E “pezzenti“. È il termine con cui il titolare di uno stabilimento balneare di Bacoli ha definito le persone che scelgono – o possono permettersi soltanto – la spiaggia libera. Un insulto bello e buono che ha acceso il dibattito ben oltre i confini della cittadina flegrea, riportando al centro una questione che ogni estate torna puntualmente: di chi sono davvero le spiagge?
A rispondere è stato il sindaco Josi Gerardo Della Ragione, che ha scelto la strada di una lunga lettera pubblicata sui social. Un testo duro nei contenuti, ma che rivendica un principio preciso: il mare è un bene comune e l’accesso alla costa non può diventare un privilegio riservato a chi può pagare.
“Sì, amo i pezzenti“









