Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiHa compiuto 90 anni l’8 luglio e ancora vorrebbe realizzare qualche sogno: chiudere la saga del Medico in Famiglia che lo ha mantenuto popolare negli anni 90 e primi 2000; girare un film con Quentin Tarantino Chissenefrega: Lino Banfi resta il grande attore che è, e che ha raccontato meglio di tanti altri i vizi degli italiani insieme alle loro virtù. Mi piace pensare a lui nei suoi film degli anni 70, dall’Esorciccio che è leggendaria parodia dell’Esorcista girato con l’amico Ciccio Ingrassia nel 1975 alla serie sterminata di Liceali, Soldatesse, Dottoresse, Insegnanti che facevano la doccia spiate dalla spalla per eccellenza di Lino, Alvaro Vitali. «Erano sempre pulite», dice Lino con ironia: al tempo li consideravano film semipornografici e invece erano l’immagine grottesca di un’Italia che aveva slacciato le cinture del perbenismo democristiano e si mostrava come un Paese ricco, benestante, corrotto e volgare (ma la volgarità odierna ha minor poesia e più tatuaggi). Banfi incarnava un italiano medio meridionale, tracagnotto di furbizia contadina, arrapéto senza riserve, gabbamondo e gabbato, ma mai cattivo. Uno che cerca di stare a galla.
La volgarità oggi: meno poesia e più tatuaggi - ItaliaOggi.it
La volgarità oggi: meno poesia e più tatuaggi












