Lino Banfi compie 90 anni e stasera Rai1 lo celebra con il documentario Lino d’Italia. A Libero l’attore racconta le riprese senza copione, il podcast in arrivo proprio per la Rai e il ritorno di Un medico in famiglia.

Lino Banfi taglia il traguardo dei 90 anni: è nato ad Andria il 9 luglio 1936, anche se all'anagrafe risulta registrato l'11, e Rai1 gli dedica una prima serata tutta sua. Stasera, mercoledì 8 luglio, va in onda in prima serata Lino d'Italia – Storia di un itALIENO (ne parlò in questa lunga intervista a Fanpage.it), il documentario diretto da Marco Spagnoli e scritto dallo stesso attore, prodotto da Minerva Pictures con Rai Documentari.

In una nuova intervista a Libero, firmata da Daniele Priori, Banfi ha raccontato la genesi del film e i progetti che tiene ancora in cantiere. Un ritratto girato in sei giorni, senza copione Il documentario è nato in fretta. Banfi spiega che le riprese si sono chiuse in poco tempo e senza un canovaccio scritto: "L'abbiamo girata in soli 6 giorni e senza nemmeno bisogno di un copione. Nella mia testa avevo già tutto".

Girato tra il Teatro Petruzzelli di Bari, Andria e Canosa di Puglia, la città in cui è cresciuto, il film mette a confronto sul palco due figure che convivono nella stessa persona: Lino Banfi, la maschera che il pubblico conosce, e Pasquale Zagaria, il nome all'anagrafe. Per l'occasione l'attore si è perfino tolto i baffi dopo 38 anni. Tra le testimonianze inserite nel racconto ci sono quelle di Renzo Arbore, Christian De Sica, Mara Venier, Edwige Fenech, Enrico Brignano, Walter Veltroni, Lunetta Savino, Milly Carlucci e Michele Bravi. A prevalere, nel racconto, è spesso proprio Zagaria: per i primi ventidue-ventitré anni di vita è stato l'unico a esistere, e Lino Banfi è arrivato dopo. Il merito, o la colpa, è di Totò. Fu il principe De Curtis a spingerlo verso il cambio di cognome, con una battuta che l'attore ricorda ancora: il diminutivo del nome andava bene, ma "quello del cognome non porta bene". Da lì il passaggio da Lino Zaga a Lino Banfi, e la lezione sull'avanspettacolo come palestra di mestiere.