Ormai non è più un’eccezione quella di vivere lunghi periodi di siccità alternati a eventi atmosferici tanto frequenti quanto violenti. Siamo, purtroppo, nella normalità climatica e, nonostante questo, ci ostiniamo a credere che non sia così. Una sorta di rimozione di massa. Aspettiamo che il tempo migliori con l’ingenuità delle epoche in cui tutto scorreva, da una stagione all’altra, come illustrato felicemente nel celebre calendario di Barbanera. Fatalisti o rassegnati? Gli incendi boschivi minacciano molte aree. Le condizioni di laghi e fiumi testimoniano di un dramma dell’acqua ricorrente, costante, per nulla imprevisto e fuori norma.

Nel commentare le sofferenze del Po, ci si consola che il livello idrico non sia ancora sceso al record negativo del 2022 ma purtroppo la frequenza di crisi dovute alla siccità è molto aumentata negli ultimi anni. Gli investimenti per contrastare il dissesto idrogeologico sono parte importante del Piano nazionale di ripresa e resilienza e hanno garantito 258 interventi per 1,6 miliardi. Il risparmio di acqua è stato pari a 1,5 miliardi di metri cubi. Ma non bastano. Ci sono gli investimenti del Piano nazionale di interventi infrastrutturali per la sicurezza del settore idrico (Pniissi, poi ci sarà un limite anche per gli acronimi), finanziati e realizzati a metà.