Un’ondata di calore opprimente e insistente sta rendendo più difficile la nostra vita. Non possiamo lavorare all’aperto nelle ore centrali della giornata. Anziani, bambini e persone fragili rischiano danni seri alla salute. Il Po in una settimana ha perso il 60% della sua portata d’acqua. Alla siccità e alla canicola fanno da contraltare temporali violenti e grandinate devastanti. Come dicono i contadini, piove male.Dobbiamo considerare tutto ciò come un’emergenza di cui sorprenderci, una calamità ineluttabile, come un evento eccezionale che racconteremo ai nostri nipoti? Purtroppo no. Quanto sta accadendo è la nuova normalità che dovremo vivere a ogni stagione, per i prossimi decenni. Lo sanno bene le assicurazioni, che hanno aumentato di molto i costi per le coperture degli eventi naturali. Siamo dentro un grande processo di cambiamento, al quale abbiamo contribuito e che adesso ha un’inerzia tutta sua che non possiamo fermare. Le leggi della fisica sono indifferenti ai nostri discorsi. Possiamo anche decidere di ignorarle, ma loro continueranno ad agire.

Ogni volta che la cappa torrida ricopre il nostro Paese, scatta il dibattito se essa sia causata o meno dal riscaldamento climatico. La causa specifica di queste temperature è un anticiclone africano che trattiene sull’Italia masse di aria calda di origine subtropicale. Dunque il clima non c’entra nulla? Al contrario. La causa di fondo è che il riscaldamento globale indotto dalle attività umane rende questi fenomeni estremi più frequenti, più intensi e più lunghi. Una metafora calcistica ci può aiutare. Se Lionel Messi ha segnato due gol all’Austria, la causa diretta sta nella respinta imperfetta del portiere in quel momento o nel passaggio filtrante di un compagno. Ma se Messi ha una media di uno o due gol a partita, è assai probabile che segnerà anche la prossima. Come giudichereste un allenatore che incontra l’Argentina e non mette un difensore a marcare Messi perché tanto l’ultimo gol che ha fatto è stato fortunoso e ha pure sbagliato un rigore? Per capire il clima, non bisogna guardare il fatto specifico, ma le tendenze complessive.