Fa caldo. Non riesco a pensare ad altro mentre scrivo. Intanto, da diverse parti d’Italia e del mondo, amici e amiche mi inoltrano gli avvisi delle amministrazioni locali: evitare di uscire nelle ore più calde, bere molta acqua, restare al chiuso se possibile. È arrivata un’altra ondata di calore.
Il problema delle ondate di calore è che sono fenomeni estremi i cui effetti si vedono poco. A differenza di un’alluvione o di un incendio, il caldo estremo raramente produce immagini spettacolari e quelle usate per rappresentarlo (persone con un fazzoletto sulla fronte, alle fontanelle o in spiaggia) non ne riescono a mostrare la gravità, nonostante sia tra gli eventi meteorologici più letali. Nel 2022, durante un’altra fase di ondate di calore prolungate, i giornalisti del Washington Post hanno provato a “rendere visibile l’invisibile” lasciando stare mappe e grafici, e andando a filmare dei ghiaccioli che si scioglievano sotto il sole nelle capitali europee.
Inquadrati dall’alto su un piatto bianco, i ghiaccioli si trasformano lentamente in una pozza colorata, mentre sullo schermo compaiono dati sulle temperature record e sul riscaldamento climatico.
Washington Post
Far comprendere alle persone la gravità di un fenomeno come le ondate di calore è diventato un problema negli ultimi anni, per climatologi e giornalisti. In Australia, nel 2013, i tecnici del Bureau of meteorology si accorsero che le previsioni avrebbero superato i 50 gradi in alcune aree interne e non avevano colori da usare nelle mappe meteorologiche standard per mostrare le temperature oltre quella soglia. Dovettero quindi aggiungere due nuove tonalità, e l’ultima era un viola acceso, quasi fluorescente.









