Imola, 21 agosto 2026 – Un’estate a secco con prolungate ondate di caldo e precipitazioni ridotte al minimo con fiumi e campi in evidente sofferenza. Un segno sempre più evidente di cambiamenti climatici che alternano prolungate siccità ad alluvioni devastanti come quelle del 2023 e 2024. La conferma dell’estremizzazione delle condizioni climatiche arriva ovviamente anche dagli esperti.
“Imola e la pianura fanno i conti con una distribuzione irregolare delle poche piogge cadute”, conferma il professor Fausto Ravaldi, co-coordinatore della stazione meteorologica dell’Istituto Scarabelli di Imola, introducendo lo scenario meteorologico attuale che, vede, da inizio anno a ieri appena 323 millimetri di pioggia caduti in città. Dal 2016 a oggi solo nel 2017, 2020 e 2021 ne caddero ancora meno in un contesto comunque sempre più asciutto rispetto agli anni ’80 e ’90. Il fiume Santerno a Imola questa estate
Il professore chiarisce subito il punto critico. “Luglio e agosto sono, per la nostra zona, i mesi più siccitosi, o meglio, quelli in cui il rapporto tra temperature e piogge è più sfavorevole – sottolinea –. I termo-pluviogrammi mostrano chiaramente come, in questo periodo, si registrino mediamente temperature elevate a fronte di scarsissime precipitazioni”. Questo squilibrio incide pesantemente sulle risorse idriche: “L’alto tasso di evaporazione impoverisce i terreni, i corsi d’acqua e i laghi, abbassandone sensibilmente il livello. La vegetazione subisce uno stress estremo, tendendo all’ingiallimento e alla necrosi. È senza dubbio il periodo più critico dell’anno”.







