Un tempo Volkswagen macinava numeri, e lo faceva per lo più aggiungendo prodotto. Bastava aprire il listino di uno qualsiasi dei marchi del colosso di Wolfsburg per trovare risposta a ogni esigenza: citycar, berline, suv, coupé, cabrio, sportive, elettriche, ibride, termiche. Oggi da quelle parti si naviga in direzione opposta: la parola d’ordine è tagliare.
È questo il messaggio arrivato dalla riunione del Consiglio di Sorveglianza del gruppo tedesco, che ha annunciato l’intenzione di ridurre fino alla metà la propria offerta e abbassare la capacità produttiva da 10 a 9 milioni di veicoli ogni anno. A ben vedere, una revisione profonda del modello industriale che lo ha reso il costruttore più grande d’Europa.
Il gruppo controlla i marchi Volkswagen, Audi, Porsche, Skoda, Seat, Cupra, Bentley, Lamborghini e la divisione dei veicoli commerciali. Oggi, sommando tutto, offre circa 150 linee di prodotto. L’obiettivo è concentrarsi sui veicoli che garantiscono i margini più alti, rinunciando a una parte della poderosa offerta costruita negli anni.
Questo perché il mondo dell’auto è cambiato molto più in fretta di quanto molti costruttori europei avessero immaginato. I costi di produzione in Germania sono alle stelle. Le normative su sicurezza ed emissioni richiedono investimenti sempre più pingui. I dazi statunitensi complicano non poco la situazione e, su tutto, la pressione in Europa dei marchi cinesi, che competono ferocemente sui prezzi pur di conquistare quote di mercato, si fa sempre più asfissiante.









