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Gaia Piccardi

Il numero 1 sfida il serbo per raggiungere la finale ai Championships. Ieri si è preparato con un due contro uno, il diritto sarà la chiave

DALLA NOSTRA INVIATALONDRA - Due contro uno, nel tennis, non vale. Però è Jannik Sinner a chiederlo ai suoi coach, sul campo 3 di Aorangi Park, l’enclave verde dedicata agli allenamenti. Entri da un cancello, sorridi alla guardia, ti affacci sulle prove tecniche di semifinale di Wimbledon. Fianco a fianco, lontano dagli occhi del pubblico, Sinner e Djokovic, reduce dalla maratona con Auger-Aliassime. Approcci agli antipodi: il Djoker palleggia con figlio e nipote, il numero uno apre angoli sul prato con due sparring partner locali. È mettendo sotto stress la mobilità di un avversario di 39 anni, costretto a rimanere in campo tre ore e 16’ più di lui (5h15’ solo con il canadese), che oggi Sinner proverà ad allungare la difesa del titolo fino a domenica, il giorno del Signore e della gloria nel tennis.

In cinque turni abbiamo visto un Sinner in crescita, mai smagliante: ha esordito cauto con Kecmanovic, ha usato due tie break per spezzare l’equilibrio con Borges, ha sovrastato Brooksby e Mochizuki, ha smontato Struff con cacciavite e olio di gomito. «Ogni giorno va meglio, però bisogna alzare il livello».