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Gaia Piccardi

Il numero 1 domani fa il suo esordio ai Championships contro Kecmanovic: «In partita verificheremo se le piccole cose che abbiamo cambiato funzionano»

Non c’è niente di più verde, al mondo, dell’erba di Wimbledon intonsa. Jannik Sinner, da campione in carica, in Church Road gode di una serie di privilegi: primo sguardo sul centrale (insieme alla presidentessa del board Debbie Jevans), primo allenamento (con Novak Djokovic, il dinosauro che potrebbe incrociare in semifinale), primo match. «Da un anno so che gioco alle 13.30 lunedì, è comodo» dice il numero uno a cui programmare piace.È arrivato a Londra presto. La mezza tentazione di infilare Halle tra lo svarione di Parigi e Wimbledon è stata accantonata in fretta: certi errori è vietato ricommetterli, la rincorsa a perdifiato a Parigi l’aveva lasciato con il serbatoio vuoto a bordo strada. Vedere scorrere il traffico di avversari, fino a quella sfida tra Sascha Zverev e Flavio Cobolli, l’italiano che a inizio torneo non ti aspettavi in finale, non è stato divertente. L’allarme per la salute del campione aveva scatenato una ridda di ipotesi: dall’aritmia al diabete, nessuna malattia capace di farlo passare da cento a zero all’ora era stata scartata dal popolo, ma Sinner non ha avuto alcuna fretta di farsi controllare.