di
Cesare Zapperi
Il segretario: non abbiamo posizioni ferme. Donzelli: magari troveremo una soluzione, magari no
La clessidra sta finendo la sabbia. Per la presentazione degli emendamenti al testo della nuova legge elettorale c’è tempo fino a lunedì 13. E sulle preferenze nella maggioranza di centrodestra siamo fermi al muro contro muro: da un lato, Fratelli d’Italia e Noi moderati che le vogliono; dall’altro, Forza Italia e Lega che non ne vogliono sapere. Ieri mattina, parlando durante una conferenza stampa dedicata a tutt’altro, il leader della Lega Matteo Salvini si è lasciato sfuggire una frase che è parsa aprire uno spiraglio, fosse anche per un compromesso.
«Se il no alle preferenze della Lega resta fermo? Noi non abbiamo posizioni ferme a proposito della legge elettorale ma su temi economici, sociali e di sicurezza. Ci sono i tecnici che ci stanno lavorando. Io sono sempre stato eletto con le preferenze sia a Milano sia a Bruxelles ma questo non toglie e non aggiunge nulla». Parole dal sen fuggite senza una reale volontà politica dietro o c’è dell’altro? Difficile dire, perché dentro la Lega sono tutti persuasi che la linea anti preferenze, più volte ribadita anche nell’ultimo Consiglio federale, non è cambiata. Chi conduce le trattative per il Carroccio, come il ministro Roberto Calderoli che in tema di leggi elettorali ha una certa esperienza (non sempre positiva), tiene la bocca rigorosamente cucita.













