L’IA non dovrebbe costituire una minaccia, per il mondo del lavoro, ma in questo momento storico riceviamo segnali che spesso affermano il contrario, e che dovrebbero costituire un campanello d’allarme per chi sottovaluta il suo impatto e resta immobile, mentre la tecnologia spinge prepotentemente le organizzazioni verso il futuro.
Il segnale più recente, non così evidente ma neanche ben nascosto, viene dall’ultima ondata di licenziamenti di Microsoft. 4.800 dipendenti sono stati tagliati con un comunicato che sottolinea un cambiamento profondo in atto: “I ruoli eliminati non saranno sostituiti dall’intelligenza artificiale - ha scritto agli impiegati la responsabile delle risorse umane Amy Coleman -. Allo stesso tempo, è vero che l’IA sta cambiando il modo in cui il lavoro viene svolto. Alcune delle attività che facciamo ogni giorno possono ora essere automatizzate, e questo significa che tutti dobbiamo continuare a imparare, sviluppare nuove competenze e adattarci mentre il lavoro evolve”.
Il secondo segnale, più evidente, arriva dai dati di METR, un centro di ricerca indipendente che misura quanto sono capaci i modelli di intelligenza artificiale - in relazione al tempo che impiegherebbe una persona in carne e ossa per lo stesso compito - e quali rischi possono creare.










