di

Roberto Pezzali

Una lettera aperta firmata da quasi 200 tra economisti, premi Nobel e dirigenti tech avverte sui rischi dell'intelligenza artificiale sul mondo del lavoro. Tra le firme sorprendono quelle di due economisti che fino ad ora avevano sempre invitato alla cautela davanti agli annunci che arrivavano dalla Silicon Valley

Negli ultimi anni più volte è suonato l'allarme sulla capacità dell'intelligenza artificiale di spazzare via interi settori, lasciando milioni di persone senza un lavoro. D'altra parte, questo è uno dei temi più dibattuti oggi. Tuttavia, nonostante gli allarmi lanciati dalla Silicon Valley, gli economisti più volte hanno risposto con cautela: come ogni trasformazione tecnologica, anche l'IA richiede tempo, non è perfetta, non può ancora sostituire l'uomo in molte cose, ma soprattutto la storia insegna che le rivoluzioni, come quella industriale, distruggono posti di lavoro ma finiscono per crearne altri.

Nelle ultime settimane, complici anche i nuovi modelli rilasciati, ma soprattutto gli strumenti agentici sempre più capaci, qualcosa è cambiato, tanto da spingere quasi 200 tra economisti, premi Nobel e dirigenti tech a pubblicare una lettera aperta dal titolo "We Must Act Now", che dice poco — sono pochissime righe — ma allo stesso tempo dice tantissimo.