Non una violazione dell’intesa per il cessate il fuoco di metà giugno ma una diversa interpretazione di uno dei suoi 14 paragrafi, che a sua volta rappresenta una partita strategica per il controllo dello Stretto di Hormuz. Da questo nasce la ripresa della guerra tra Iran e Stati Uniti degli ultimi giorni, che ha lasciato sul campo, sulla costa iraniana del Golfo Persico, almeno 14 morti e 78 feriti.
In sintesi, Teheran ritiene che il paragrafo 5 del Memorandum of Understanding siglato il 17 giugno - quello da cui decorrono i 60 giorni previsti per raggiungere un accordo di pace definitivo - le conceda il pieno controllo del traffico commerciale nello Stretto, anche se per questi due mesi senza riscossione di pedaggi o tariffe. Secondo le controparti, invece, l’Iran ha solo la responsabilità di garantire un passaggio sicuro della via marittima, attraverso il quale diverse navi, con il trasponder acceso o meno, hanno cominciato a utilizzare non il canale settentrionale ma quello a sud, nelle acque dell’Oman. Rischiando di vanificare così la più grande conquista ottenuta in guerra da Teheran, quella che anche l’ex presidente russo Dmitry Medvedev ha definito la vera bomba nucleare in possesso dell’Iran: il potere di controllare tutti i traffici nello Stretto di Hormuz, e potenzialmente anche quello di Bab el-Mandeb - e dunque di bloccare una quota cruciale del traffico petrolifero e commerciale mondiale. Un potere che dovrebbe anche funzionare da arma di deterrenza contro nuovi attacchi al suo territorio, come quelli subiti nelle due guerre innescate da Stati Uniti e Israele in quest’ultimo anno.









