di Camilla Sernagiotto

Dalle notti senza alcol ai locali aperti fino all’alba: negli Stati Uniti le coffeehouse yemenite crescono del 50 percento, trasformando il caffè in un rito sociale e culturale. Tra spezie, tè e atmosfere mediorientali, raccontano l’identità di un Paese-simbolo nella storia della moka

Un’eredità antica sta diventando tendenza contemporanea: lo Yemen, considerato uno dei luoghi simbolici nella storia globale del caffè, torna oggi al centro della scena internazionale non tanto per la produzione in sé, quanto per la diffusione della propria cultura del caffè. Negli Stati Uniti, infatti, le coffeehouse yemenite stanno vivendo una crescita rapida, trasformando il consumo della bevanda in un’esperienza sociale e culturale. Secondo la società Technomic, le principali catene specializzate in caffè e tè di ispirazione yemenita hanno registrato un aumento del 50% nell’ultimo anno, raggiungendo 136 locali. Un dato che non include le numerose realtà indipendenti presenti sul territorio americano.

Le notti lunghe del caffè: un nuovo modello di socialitàUno degli elementi distintivi di questo fenomeno è l’orario di apertura: molte coffeehouse restano attive fino a tarda notte, talvolta oltre le 3 del mattino, soprattutto durante il Ramadan. Si tratta di spazi pensati non solo per bere caffè, ma per restare, conversare e socializzare. Il fenomeno intercetta anche un cambiamento culturale più ampio: negli Stati Uniti solo il 54% degli adulti dichiara di consumare alcol, il dato più basso degli ultimi 90 anni secondo Gallup. Le coffeehouse diventano così un’alternativa serale alla tradizionale vita notturna. Ahmad Badr, proprietario di un franchising Arwa Yemeni Coffee, sintetizza così questa filosofia parlando con AP News: «Generalmente in Medio Oriente la vita notturna è il caffè. Le persone si ritrovano nei coffee shop, giocano a carte, parlano. Volevamo portare questo modello qui». Arwa Yemeni Coffee, nata in Texas e oggi in forte espansione, è oggi tra le catene più rappresentative. Il progetto non si limita alla proposta gastronomica, ma punta a ricreare un’immersione sensoriale nello Yemen. Gli ambienti sono caratterizzati da tonalità desertiche, archi ispirati all’architettura religiosa e dettagli decorativi che richiamano la tradizione agricola del caffè yemenita. «Uno dei modi per visitare lo Yemen senza viaggiare è stato portare quell’esperienza negli Stati Uniti. Era una passione enorme per noi quando abbiamo aperto il primo locale. È stato molto emozionante perché ci ha davvero trasportati nello Yemen», spiega il proprietario Ahmad Badr. Nonostante questa forte identità culturale, la clientela è in larga parte composta da americani non arabi, attratti da un’esperienza nuova rispetto ai format più diffusi.