Nelle case di Dubai il majlis è la stanza dove ci si siede e si accoglie di arriva. Agli ospiti si offrono datteri e caffè arabo, che qui viene bevuto in ogni momento della giornata e profuma di cardamomo e zafferano. Offrire caffè è segno di ospitalità, purchè se ne riempia solo mezza tazza che vuol dire implicitamente al proprio ospite: chiedimene dell’altro e fermati qui con me ancora un po’.
È questo che sta chiedendo Dubai ai propri visitatori: fermarsi un altro po’, allungare la permanenza per farsi conoscere meglio. Anche nelle sue parti meno scintillanti e grandiose. Come ogni metropoli, Dubai vuole e può essere per tutti.
Il trend
Il panettone Dubai Chocolate è l'ultimo tormentone social
Basta un dato a rafforzare il concetto, se si considera che dei 4 milioni di abitanti che vivono a Dubai (numero che cresce di anno in anno) solo il 10-12% sono emiratini, mentre gli altri sono immigrati che arrivano in larga parte dall’India, poi Medio-Oriente, Europa e Australia. Per lavorare o per viverci. Temporaneamente o definitivamente. Questa stratificazione culturale e sociale si riflette in modo chiarissimo a tavola dove le cucine si incontrano, si mescolano e c’è spazio per proposte di ogni tipo e per tutte le tasche. Esiste una Dubai fuori dagli stereotipi, inclusiva e budget-friendly. Bisogna avere il cibo come bussola per andare a scovarla: il bello di questa metropoli del superlativo è che a tavola diventa un mosaico di etnie e di cucine.








