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Redazione Salute
Indagine Piepoli per FNOMCeO crisi: il 54% di chi non vuole aspettare sceglie il privato, mentre il 27% ottiene le prestazioni nel SSN in media dopo oltre due mesi. Intramoenia ancora poco conosciuta. Il problema principale, secondo i cittadini, è la carenza di medici e personale sanitario. «Il vero allarme è la perdita di fiducia nel Servizio sanitario nazionale»
Non solo liste d’attesa. La nuova indagine Piepoli sul rapporto degli italiani con l’intramoenia e le liste d’attesa, realizzata per la FNOMCeO, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri, racconta una trasformazione più profonda: la relazione tra cittadini e Servizio sanitario nazionale sta cambiando. E il rischio è che, di fronte a un bisogno di salute, il SSN non sia più percepito come il primo luogo naturale cui rivolgersi.
L'indagineL’indagine, condotta su un campione di 1.000 cittadini italiani maggiorenni nel giugno 2026, mostra che l’80% degli intervistati ha avuto bisogno, direttamente o per un familiare, di una prestazione sanitaria negli ultimi dodici mesi. Il tempo medio di attesa dichiarato supera i due mesi, attestandosi a 2,3 mesi. In quella occasione, il 41% indica di aver ottenuto la prestazione tramite una struttura privata a pagamento, il 32% attraverso il SSN nei tempi previsti, il 27% attraverso il SSN ma con tempi molto lunghi. Solo il 13% ha fatto ricorso all’intramoenia, la libera professione svolta dai medici ospedalieri al di fuori dell’orario di lavoro, utilizzando strutture e strumenti dell’ospedale. «Il dato più preoccupante - commenta Filippo Anelli, Presidente della FNOMCeO - non è tanto che cresca il ricorso al privato. Il problema è che, per molti cittadini, il Servizio sanitario nazionale non rappresenta più il primo pensiero quando nasce un bisogno di salute. Chi può permetterselo si rivolge direttamente al privato. Chi non può, aspetta o rinuncia. Questo non è soltanto un problema organizzativo: è un problema di fiducia delusa, di aspettative tradite, di diritti negati».









