Si aggrava la fuga dalla Sanità a causa delle liste d'attesa troppo lunghe o perché gli italiani non possono permettersi di curarsi. Nel 2024 un italiano su dieci (9,9%) ha riferito di avere rinunciato negli ultimi 12 mesi a visite o esami specialistici, principalmente a causa delle lunghe liste di attesa e per la difficoltà di pagare le prestazioni sanitarie. Lo scrive l'Istat nel Rapporto annuale 2025, con dati che testimoniano l'affanno della sanità pubblica: la rinuncia a prestazioni vitali per la prevenzione e la cura è in crescita sia rispetto al 2023, quando era al 7,5%, sia rispetto al periodo pre-pandemico quando il dato era 6,3%, “soprattutto per l'aggravarsi delle difficoltà di prenotazione”, avverte ancora l'Istat. Secondo il documento, nel 2024 la spesa pubblica per prestazioni sanitarie è salita a 130,1 miliardi dai 123,767 miliardi del 2023

Un italiano su dieci rinuncia a curarsi, pesano le liste d'attesa

Nel 2024 circa 6 milioni di italiani, un cittadino su 10 (9,9%), ha rinunciato a visite o esami specialistici, principalmente a causa delle lunghe liste di attesa (6,8%) e per le difficoltà nel pagare le prestazioni sanitarie (5,3%). La rinuncia alle prestazioni sanitarie è in crescita sia rispetto al 2023 (7,5%), sia rispetto al periodo pre-pandemico (6,3% nel 2019), soprattutto per l'aggravarsi delle difficoltà di prenotazione. E il dato che emerge con chiarezza è il peso delle code per accedere alle prestazioni che soprattutto dopo il Covid è diventato il nemico numero uno dei pazienti superando i motivi economici. La rinuncia alle cure colpisce soprattutto le donne e gli adulti 45-54enni, e cresce anche nel Nord e tra i più istruiti, riducendo i tradizionali vantaggi sociali e territoriali. Un altro risvolto della medaglia è il ricorso al privato che cresce sempre di più. Rispetto al 2023, si legge nella sintesi del rapporto, il ricorso al privato - cioè sostenere l'intero costo dell'ultima prestazione senza rimborsi da assicurazioni - ha interessato una quota maggiore di persone salendo dal 19,9 al 23,9% della popolazione.