C’è un evidente paradosso bovino alla Bersani – la nota mucca nel corridoio – nella nuova foto dei quattro leader progressisti a Napoli, in un caldissimo pomeriggio feriale di luglio. Cioè: le contestazioni, le urla, le bandiere strappate e le proteste dapprima dei disoccupati organizzati di quella città, poi dei militanti dii Potere al popolo che hanno fatto un’irruzione “fascista”, laddove Giuseppe Conte, come ha raccontato Luca De Carolis sul Fatto, ha risposto così: “Tu con il megafono fai il fenomeno, ma non vi avremmo mai tolto una vostra bandiera, come voi avete fatto con gli attivisti del Movimento, e non facciamo decreti per impedirvi di parlare”.
Forse non era una mucca, ma un vitellino certamente sì. Ché nel momento in cui il centrosinistra ha uno zoccolo duro di sinistra dopo trent’anni di annacquamento centrista (il riformismo è un’altra cosa, basta leggere Matteotti), ecco che alla sua sinistra si manifesta una deriva frazionista, per certi versi velleitaria, che si spinge a contestare apertamente quelli che ritiene come usurpatori della bandiera rossa.
Com’è possibile? Oggi il campo largo ha tre sfumature di sinistra che sommano poco più del 40 per cento secondo l’ultimo sondaggio di Swg: il Pd a guida Schlein (21,5 per cento), i pentastellati di Conte (13,1) e i rossoverdi di Fratoianni & Bonelli (6,5). Già da mesi va avanti il cannoneggiamento del centrosinistra di Sistema (o di establishment) contro il deviazionismo massimalista e che reclama un saldo ancoraggio ai vari centrini, Renzi e pure Calenda inclusi (ultima, per esempio, la dem diversamente renziana Simona Malpezzi sul Corsera). Adesso si scorge persino una concorrenza movimentista fuori dai poli. Ieri ha fatto parlare di sé la minuscola formazione di Pap, che può valere al massimo uno scarso uno per cento, ma al di là dell’irruzione totalitaria che fa notizia, il rischio in quell’area fuoripolista si chiama Alessandro Di Battista: in un sondaggio dell’Istituto Piepoli, un ipotetico contenitore guidato dall’ex grillino potrebbe persino prendere il 5,5 per cento. La stampa di destra, e non solo, ha già dato l’etichetta di vannaccismo di sinistra a questo fenomeno ancora in nuce.










