La prima prova per l’alleanza progressista, nella versione a quattro – Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Giuseppe Conte e Elly Schlein – è una prova di nervi. E per i militanti arrivati in piazza del Gesù a Napoli e capitati in un parapiglia incomprensibile, una prova di temperanza. In quella piazza si sono dati appuntamento i quattro leader, nelle intenzioni era per un rito collettivo e unitario, almeno delle tre forze fondatrici della coalizione. Alle contestazioni insistite, il presidente M5s sale sul palco, cerca di sedare gli animi. Sotto, gli attivisti di Potere al popolo urlano slogan e strattonano i pentastellati, strappano le loro bandiere. Secondo uno schema consolidato, Pap trasforma la vetrina del campo progressista nella sua vetrina, cerca di rovinare la festa ai suoi “nemici” di sinistra. Conte li sfida: «Noi a differenza vostra non vi toglieremo mai le vostre bandiere».

Si era capito dall’inizio che non sarebbe stato facile. Sul palco la giornalista Rai Serena Bortone parla di Palestina e libertà, ma non serve. Di sottofondo c’è Pino Daniele, «Yes I know my way», ma non commuove il gruppetto chiassoso e pugnace. Prima dei leader interviene Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, parla del sogno della vittoria del centrosinistra, eroicamente, fra cori contrari.