Partenza complicata per il campo progressista a Napoli. La prima delle due date di luglio per lanciare la sfida a Meloni viene macchiata dalle contestazioni: prima quella, legittima, dei disoccupati del gruppo 7 novembre, che minacciano di occupare il palco e poi ottengono un lungo colloquio con i leader per sbrigliare i nodi relativi ai tirocini bloccati del progetto Gol (Garanzia occupabilità dei lavoratori). Poi quella dura e rumorosa di una ventina di attivisti di Potere al Popolo, che si mettono al centro di piazza del Gesù, davanti al palco, e iniziano a fischiare e contestare prima il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e poi il presidente della Campania Roberto Fico, al grido di «Buffoni, venduti, traditori».

LA PROTESTA non si placa nonostante l’intervento di Conte, che invita i disturbatori a parlare direttamente con lui a lato del palco: «Non fate i fenomeni coi megafoni, venite e confrontatevi». La contestazione va avanti per almeno venti minuti; i militanti di Pd, M5S e Avs rispondono «fascisti, andate via». Qualche spintone, la polizia schierata che però non interviene, pare proprio su richiesta dei leader che non vogliono scontri. Con Bonelli che ringrazia i sostenitori dei tre partiti per «non aver reagito alla provocazione». Mentre gli attivisti di Pap sfilano via tra gli insulti, sul palco riprende la manifestazione, che si chiude con una foto di gruppo dei quattro leader e le note di Pino Daniele.