A Napoli la collaborazione tra grandi aziende, autorità locali e mondo accademico sta creando un circolo virtuoso. La stessa cosa succede in città come Bari e Catania
Dalle aule avveniristiche della Apple academy per sviluppatori ai vicoli della città, Napoli guida una rinascita regionale che potrebbe rivelarsi decisiva per l’Italia e non solo. Una rinascita alimentata in parte dagli investimenti dell’Unione europea nei settori della tecnologia e delle infrastrutture, che dimostra quanto i progetti con i fondi comuni, come quelli per la ripresa dopo la pandemia, possano favorire la crescita europea e migliorare il tenore di vita e la competitività.
L’Italia, proprio perché è la terza economia dell’Unione europea, deve accelerare il suo sviluppo economico, ma il sud del paese, rimasto a lungo indietro, deve dare il suo contributo. Anche se il divario con il Norditalia resta consistente, considerando indicatori come la disoccupazione, il reddito procapite e la popolazione, secondo i dati della Banca d’Italia nel 2025 l’economia della Campania è cresciuta dello 0,9 per cento, contro lo 0,7 della Lombardia e sopra lo 0,5 per cento della media nazionale.
“Napoli sta diventando uno snodo europeo, dove importanti aziende del settore finanziario, commerciale e bancario assumono giovani”, spiega il sindaco Gaetano Manfredi, nello storico caffè Gambrinus frequentato da più di un secolo da studenti e intellettuali, come Oscar Wilde o Ernest Hemingway. “La formula vincente è stata puntare sull’innovazione e sui rapporti tra aziende, università e ricerca, oltre che sulla possibilità di sviluppare il capitale umano in modo da attirare le aziende”.








