Di: ATS/YR La siccità prolungata e le temperature eccezionalmente elevate stanno già lasciando il segno sull’agricoltura svizzera. Nei campi e nei pascoli gli effetti sono sempre più evidenti: la crescita della vegetazione si è praticamente arrestata, molte superfici risultano aride e improduttive e diverse colture stanno soffrendo per la carenza d’acqua.A preoccupare gli operatori del settore è soprattutto la precocità del fenomeno. Il caldo intenso è arrivato quando molte colture, tra cui cereali, patate, barbabietole da zucchero e ortaggi, si trovavano ancora in una fase cruciale del loro sviluppo. “Ciò che colpisce è l’intensità della siccità e della canicola all’inizio della stagione. Con temperature elevate e un deficit idrico marcato, l’impatto complessivo sulla produzione vegetale in Svizzera evolve di giorno in giorno”, ha dichiarato l’Unione svizzera dei contadini (USC).“La crescita della vegetazione si è arrestata”. L’irrigazione è possibile solo quando le risorse lo consentono e per determinate colture. Alcune aree sono completamente aride e improduttive, spiega Michel Darbellay, vicedirettore dell’USC. Anche Uniterre osserva un calo della produttività. “Alcune colture orticole fioriscono prematuramente, compromettendo il raccolto e le rese”, indica Alberto Silva, dell’organizzazione agricola. Molti ortaggi stanno concentrando le loro energie nella riproduzione anziché nella produzione di frutti.Insalate, finocchi ed erbe aromatiche fioriscono troppo presto, rimangono troppo piccoli, diventano amari o fibrosi. “In breve: invendibili”, riassume Silva. Darbellay aggiunge che i raccolti sono in anticipo di quasi due settimane e che anche il raccolto di grano ne risentirà con chicchi più piccoli.Anche gli allevamenti soffronoLa siccità non colpisce soltanto i campi. Il caldo estremo sta creando problemi anche agli allevamenti. In diverse zone l’erba disponibile nei pascoli non è più sufficiente per alimentare il bestiame e gli allevatori sono stati costretti a ricorrere al foraggiamento in stalla, una pratica normalmente associata ai mesi invernali.Questa soluzione comporta però un consumo anticipato delle riserve di foraggio destinate alla stagione fredda, oltre a costi aggiuntivi per le aziende agricole. Per proteggere gli animali dalle alte temperature, molti allevatori stanno inoltre investendo in sistemi di ventilazione e nebulizzazione per migliorare il microclima nelle stalle.Le difficoltà si fanno sentire anche negli alpeggi, dove la disponibilità d’acqua diminuisce sempre più precocemente nel corso della stagione. In alcuni casi occorre già organizzare il trasporto di acqua per garantire l’approvvigionamento degli animali.Infatti, sottolinea Uniterre, la produzione di latte diminuisce con l’aumento delle temperature. La soglia critica è fissata a 25-26 °C, puntualizza Silva. Al di sopra dei 28-30 °C, lo stress diventa grave, compromettendo la salute, la produzione di latte e la fertilità degli animali. Il caldo può quindi aumentare la sofferenza del bestiame.