C'è un momento, a Ginevra, in cui le parole si fermano.
Per due giorni, nella sala del primo Global Dialogue delle Nazioni Unite sulla governance dell'intelligenza artificiale, si è parlato di rischi e di regole, di chip nati per usi civili che finiscono sui campi di battaglia, di sistemi capaci di ingannare gli esseri umani. Ministri, ingegneri, diplomatici. Il linguaggio dei documenti, delle clausole, dei protocolli.
Poi, all'apertura dei lavori, qualcosa è cambiato. Un uomo ha cominciato a suonare.
Davanti a lui siedeva il segretario generale dell'ONU, António Guterres. C'era Doreen Bogdan-Martin, alla guida dell'Unione internazionale delle telecomunicazioni. C'era Amandeep Singh Gill, l'inviato del segretario generale per le tecnologie emergenti. E per qualche minuto il dibattito più tecnico del pianeta ha abbandonato il terreno delle carte e delle policy per entrare in una zona molto più incerta: quella del sentimento umano.
Cosa ci faceva un musicista nella stanza dove si decide il futuro delle macchine?














