C'è un'immagine che vale più di qualsiasi comunicato: una sala di Ginevra in cui, per la prima volta nella storia, ogni Paese del pianeta ha una sedia per discutere di intelligenza artificiale. Non solo le grandi potenze tecnologiche, non solo le aziende che costruiscono i modelli, ma tutti e 193 gli Stati membri delle Nazioni Unite, insieme ad accademia, società civile e comunità tecnica. Si chiama Global Dialogue on AI Governance, si tiene oggi e domani al Palexpo, e nasce da un impegno preso nel Global Digital Compact del 2024 e formalizzato da una risoluzione dell'Assemblea Generale. La promessa è semplice e ambiziosa insieme: fare in modo che le regole dell'AI riflettano le priorità di tutti, non soltanto di chi possiede i supercomputer.

Il referto degli scienziati che ha gelato i diplomatici

A precedere il vertice, pochi giorni fa, è arrivato un documento destinato a pesare a lungo. Lo ha prodotto l'Independent International Scientific Panel on Artificial Intelligence, un organismo nuovo di zecca: quaranta scienziati scelti tra oltre 2.600 candidature da più di 140 Paesi, il primo corpo scientifico globale interamente dedicato all'intelligenza artificiale. Qualcuno lo ha già ribattezzato l'IPCC dell'AI, il gemello di quel panel che da decenni traduce la scienza del clima in linguaggio per la politica. Il loro primo rapporto preliminare non usa giri di parole. La scienza, oggi, non è in grado di garantire che, con l'aumentare delle capacità dei sistemi, l'AI non arrivi a causare danni catastrofici. È una frase che, consegnata a una platea di ambasciatori, pesa come un macigno.