Le carriere si allungano, perché la popolazione invecchia e la pensione anticipata diventa più difficile da raggiungere: così, gli italiani devono lavorare di più per raggiungere i requisiti, mentre gli stipendi faticano a restare al passo con i prezzi. È l’immagine che emerge dal nuovo rapporto Inps 2026.

Il nuovo rapporto Inps, presentato oggi, traccia un quadro dell'Italia in cui l'invecchiamento della popolazione influenza tutti gli aspetti della gestione della vita e delle finanze pubbliche. Negli ultimi anni, così, si registra un aumento dell'età pensionabile – bisogna lavorare più a lungo per poter ottenere l'assegno pensionistico, perché l'aspettativa di vita sale – mentre il boom dell'occupazione non si accompagna a una crescita altrettanto verticale degli stipendi, anzi.

Gli stipendi reali faticano a stare al passo con i prezzi Come è noto, il numero di occupati è in crescita. L'Inps registra ben 27 milioni di assicurati per il 2025 (un numero in parte ‘gonfiato' rispetto a quelli Istat sull'occupazione perché si considera anche chi lavora per una sola settimana in tutto l'anno). Su un totale di 21 milioni di lavoratori dipendenti pubblici e privati (senza considerare il settore domestico e agricolo), la paga media è di 27.649 euro lordi all'anno. Ma si tratta, appunto, di una media. In realtà, chi riesce a lavorare a tempo pieno e per tutto l'anno prende in media 41.872 euro lordi. Chi invece lavora part time, e in modo discontinuo, si ferma sotto i 10mila euro lordi all'anno. Come è noto, gli stipendi negli ultimi anni hanno faticato a tenere il passo con l'inflazione. Tra il 2019 e il 2025 l'inflazione è cresciuta del 18-20% circa. In questo periodo, in media, i lavoratori a tempo pieno hanno visto le buste paga crescere del 14%. Peraltro, chi già aveva un salario più basso ha avuto un aumento più ridotto: il 10,2%, mentre i dipendenti che già avevano gli stipendi più alti li hanno visti salire del 14,8%.