Broni «Con l’Oltrepò Pavese si riparte ogni volta dal via». Paolo Massobrio, noto giornalista, scrittore e gastronomo, ideatore della manifestazione Golosaria, usa questa immagine tipica del gioco del Monopoli per definire il mondo del vino oltrepadano, stretto tra le grandi eccellenze da un lato e una difficoltà nel promuoverle dall’altro. «L’Oltrepò Pavese è una realtà che fa prodotti straordinari, ma dove la comunicazione purtroppo non esiste - evidenzia Massobrio -. Nei ristoranti si trovano come novità l’Alta Langa e la Franciacorta mentre i prodotti oltrepadani sono assenti». Massobrio fa un plauso alla Camera di Commercio e ai soggetti esterni che stanno arrivando in Oltrepò a investire: «Ci sono dei tentativi pregevoli della Camera di Commercio, che è l’unico soggetto che prende iniziativa e si sta impegnando per fare iniziative che aggregano il territorio, come ad esempio l’Autunno Pavese - aggiunge il giornalista e scrittore -. Per il resto, a livello locale, mi sembra che si tirino i remi in barca su tutti i fronti e il territorio non sembra sia interessato ad investire sul loro patrimonio collettivo. Penso, ad esempio, alla mia manifestazione “Golosaria”, che si svolge da 21 anni a Milano, proprio a due passi dall’Oltrepò Pavese: ebbene, le aziende del Piemonte partecipano sempre in massa, mentre dall’Oltrepò vengono al massimo uno o due produttori». Secondo Massobrio, i prodotti di grande eccellenza non mancano, a partire dal Metodo Classico, per passare al Riesling («un prodotto straordinario») fino alla tradizionale Bonarda. «Ci sono tantissimi prodotti validi, però, ogni volta si ricomincia da capo, si riparte dal via come nel gioco del Monopoli» dice ancora Massobrio. Secondo l’esperto, il problema sta tutto nella comunicazione e nella promozione: «I prodotti oltrepadani sono straordinari, ma serve una comunicazione forte che li sostenga e li promuova - sottolinea -, invece quasi sempre di questo territorio si leggono solamente notizie negative. Manca un progetto vero. Anche il Classese, nome con il quale si è deciso di identificare il Metodo Classico, potrebbe essere un buon progetto, ma se non lo comunichi bene non funziona, non deve rimanere un progetto solo sulla carta». Sulla valorizzazione del Riesling, di recente, era intervenuto anche il critico Davide Bortone, lamentando la scarsa partecipazione dell’Oltrepò al concorso internazionale, dove erano presenti solo tre vini: «I produttori oltrepadani hanno dimostrato, per l’ennesima volta, di non credere in questo straordinario vitigno, o quantomeno in un evento all’estero che avrebbe potuto metterli in grande evidenza - aveva detto -. Ho la netta sensazione che, a causa di questo innaturale immobilismo, un giorno l’Oltrepò Pavese possa pentirsi di non aver lavorato seriamente non solo a una definizione stilistica del Riesling italico, ma neppure a riconoscere a questo vitigno una benché minima dignità enologica».