di
Luciano Ferraro
Il produttore racconta il paesaggio che si vede dalla collina del Cartizze: «I turisti restano senza parole, è come due secoli fa»
«Una cartolina inviata dagli dei». Così il poeta Andrea Zanzotto, di Pieve di Soligo, descriveva la terra che poi, nel 2019, sarebbe diventata Patrimonio Unesco, delimitando le «Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene». Un ambiente plasmato dal lavoro agricolo per secoli, con i vigneti in filari ordinati e le zone verdi (come a Campea dove «al bosco superbo d’affusolate lune / sospirai», scrisse Zanzotto). Un’area trasformata profondamente, anche dal punto di vista sociale. Come racconta Giancarlo Moretti Polegato, produttore di Prosecco Docg e Doc, patron di Villa Sandi.
Cosa è cambiato dal Dopoguerra?«Da questi paesi si emigrava, si andava a cercare fortuna all’estero. È stato così fino agli anni Sessanta. Poi la viticoltura, oltre a tutelare l’ambiente, ha dato lavoro e continuità».









