Broni. «Segnali positivi dal Metodo classico e ora valorizziamo anche i rossi». Secondo Riccardo Binda, direttore del Consorzio tutela vini Oltrepò Pavese, l’Oltrepò del vino continua a muoversi in una fase complessa: le difficoltà del mercato, il bisogno di rafforzare l’identità del territorio e la necessità di dare maggiore chiarezza alle diverse produzioni restano temi centrali. Ma, accanto alle criticità, iniziano a emergere anche segnali incoraggianti. Il primo riguarda il Metodo classico da Pinot nero, il prodotto su cui il territorio ha investito con più decisione negli ultimi anni e che oggi comincia a raccogliere risultati concreti attraverso il progetto Classese. «L’Oltrepò – chiarisce Binda – vive ancora un periodo difficile, ma ci sono piccoli segnali con cui guardare positivamente al futuro. Il primo è che tutto il lavoro avviato dal territorio per la valorizzazione del Metodo classico da Pinot nero sta raccogliendo frutti. Se ne parla sempre di più e anche i numeri produttivi sono confortanti». Nel primo semestre dell’anno le rivendicazioni del Metodo classico hanno segnato un aumento del 38%: dato significativo, anche perché arriva in un contesto in cui le altre tipologie registrano flessioni. Il Consorzio ha completato il percorso di valorizzazione di questa tipologia, presentata a Vinitaly, e nelle prossime settimane il nuovo prodotto arriverà sul mercato. Ora però l’attenzione si sposta su un’altra parte decisiva della produzione: i vini fermi, a partire dai rossi a base Barbera e Croatina, che rappresentano ancora oggi le varietà più coltivate del territorio. Proprio per questo il Consorzio ha convocato nel pomeriggio di oggi, a Riccagioia, un incontro aperto a tutte le aziende: l’obiettivo è discutere insieme le modalità di valorizzazione delle tipologie ferme e raccogliere osservazioni, proposte e sensibilità direttamente dai produttori. «È un momento importante per tastare il polso del territorio – sottolinea Binda – Alcuni spunti erano già stati condivisi a inizio anno, ma ora presenteremo una bozza di progetto. Non è un percorso già chiuso: vogliamo confrontarci con le aziende e arrivare a una proposta definita entro la fine dell’anno». All’incontro sarà presente anche Confagricoltura Pavia. «Riteniamo fondamentale – sottolinea la presidente Marta Sempio – partecipare a un confronto che riguarda il futuro di una delle filiere più identitarie della nostra provincia: il vino dell’Oltrepò ha bisogno di una strategia condivisa, capace di valorizzare le eccellenze senza dimenticare la base produttiva, che è fatta di imprese agricole, lavoro quotidiano, investimenti e presidio del territorio. Dare maggiore chiarezza al posizionamento dei prodotti significa aiutare le aziende a stare meglio sul mercato e rafforzare l’immagine complessiva dell’Oltrepò». L’idea di fondo è di costruire una sorta di piramide, non tanto qualitativa quanto di posizionamento. Il punto, secondo il consorzio, è rendere più leggibile l’offerta dell’Oltrepò distinguendo le diverse fasce e i diversi prodotti. «L’Oltrepò – osserva Binda – produce vini che vanno dal primo ingresso fino all’assoluta eccellenza, ma oggi spesso queste categorie convivono in modo un po’ confusionale. Tutto è legato al termine Oltrepò, che finisce per connotare ogni prodotto senza aiutare davvero il consumatore a orientarsi». Il nuovo progetto partirà dai rossi fermi, ma guarderà anche ad altre tipologie identitarie, fra cui il Riesling renano, prodotto di grande interesse che però ancora oggi rischia di essere confuso con il Riesling italico. E su questo fronte il Consorzio intende rafforzare l’immagine complessiva del territorio anche attraverso l’uso di denominazioni comunali.
Il Metodo classico sulla buona strada: l’Oltrepò pensa ai vini rossi
Il direttore del Consorzio: «Le difficoltà ci sono ancora ma arrivano segnali positivi»
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