Guai parlare di ultimo tango. L’espressione ’canto del cigno’? Non vale più. Perché fenomeni come Novak Djokovic e Lionel Messi da sempre spostano un po’ più in là quelli che sono i limiti dell’umano.

Lo hanno fatto l’altra sera, quasi in contemporanea a meridiani di distanza. Mentre la ’Pulce’ rovinava la festa dell’Egitto in una sfida mondiale quasi irrecuperabile, dall’altra parte del globo, mentre scoccavano le 23 di Greenwich, Nole chiudeva al quinto set una delle partite più lunghe di Wimbledon contro un giovinotto come Auger Aliassime. Ad accomunare Djokovic e Messi non c’è solo l’età – 39 anni e appena un mese di distanza –, ma quell’inesauribile fame capace oggi di mescolarsi con un’esperienza che vale oro. Dove non arriva il fisico arriva la forza del cuore: «Mi piacerebbe giocare anche solo 90 minuti come Messi", dice Nole a fine partita. Fenomeni che sanno cambiare, aprirsi commuoversi(l’argentino in lacrime dopo la vittoria sull’Egitto), ma pure il serbo è stato visto piangere dopo una vittoria davanti ai figli.Dietro i numeri c’è il tenero dei sogni, inseguiti tutta la vita, al punto che son quasi diventati l’abitudine, una dipendenza per chi si è abituato a cavalcare il successo. Però perché fermarsi se sei in grado ancora di far vedere i sorci verdi alla concorrenza più giovane: in fondo, il cuore, se ne hai tanto, è così di natura: non importa allenarlo.