Le fake news che corrompono il dibattito, lo spettacolare ritorno di Donald Trump al potere, quindi la debolezza del giornalismo e della politica di fronte allo strapotere dei tecnocrati e dell’Intelligenza artificiale. È un percorso divertito ma senza sconti quello che Andrea Pennacchioli, giornalista di La7 e conduttore di Omnibus, traccia nel suo libro Verosimile - Perché non sai più distinguere i fatti dalle bugie (e non è colpa tua), Paese Edizioni.
L’apertura del saggio è affidata alla frase di Gustave Le Bon: “Le masse non hanno mai avuto sete di verità. Si allontanano dall’evidenza che non è di loro gusto, preferendo divinizzare l’errore, se l’errore le seduce”. Un antipasto che conduce il lettore dritto alla domanda decisiva: cosa succede alla democrazia quando il confine tra vero e falso diventa sempre più labile?
Manipolazione, post verità, informazioni corrotte. In Verosimile Pennacchioli ricerca le origini, quelle profonde, delle bufale. Ne indaga la loro forza politica. Per dirla con Enrico Mentana, direttore di La7, d’altronde “siamo entrati nell'era del bluff che resiste allo smascheramento dove gli alternative facts sono diventati il vero brevetto della comunicazione politica moderna”.








