Il regime di guerra permanente creato da Trump ha trasformato le borse e i mercati energetici in uno yo-yo. Fino a poche ore fa i flussi del petrolio e quelli algoritmici dei titoli brindavano all’aumento della produzione e alla consolidata armonia tra i listini che hanno macinato record su record solo negli ultimi sei mesi. Ieri, le prospettive sono cambiate. E, dopo che si è iniziato a sparare nello Stretto di Hormuz e dintorni, le borse sono andate in rosso (con Milano che ha ceduto l’1,2%).

Per quanto riguarda il petrolio: il Brent ha superato gli 80 dollari al barile (+8%), mentre il Wti è salito a 75,7 dollari (+7,5%). Quotazioni del gas: il Ttf di Amsterdam ha nuovamente superato i 49 euro al MWh (+5,3%), ai massimi dell’ultimo mese. Ma domani sarà un altro giorno sull’altalena che porterà a nuovi recuperi e altri profitti. È l’equilibrio del delirio che governa il mondo e non è limitabile alla mente del gangster alla Casa Bianca. Capitale e schizofrenia: il binomio è normale.

Nell’aggiornamento al World Economic Outlook reso noto ieri dal Fondo Monetario Internazionale (Fmi), scritto prima che Trump dichiarasse «finito» il cessate il fuoco con l’Iran, si trova una descrizione dello stesso bipolarismo. Ci sono due forze opposte: da una parte, c’è la guerra scatenata in Medio Oriente da Trump e Netanyahu e le risposte dell’Iran che frena la crescita dell’economia reale e allo stesso tempo alimenta i record di quella finanziaria; dall’altra parte, c’è il boom degli investimenti nell’intelligenza artificiale che, insieme ai mercanti d’armi, fanno borbottare di piacere il motore delle borse. Tra le voci sulla «bolla» che può esplodere da un momento all’altro e le prospettive di crescita dei listini, l’equilibrio tra la paura e l’ansia da prestazione è assicurato.