Le tensioni geopolitiche tornano a dominare i mercati finanziari globali. La prosecuzione della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, unita alle dichiarazioni aggressive del presidente americano Donald Trump, ha innescato una nuova ondata di vendite sui listini azionari e un’impennata dei prezzi energetici. In Europa la seduta si conferma pesantemente negativa. Piazza Affari è tra le peggiori: il Ftse Mib arriva a perdere circa il 2%, trascinato al ribasso dai titoli bancari e tecnologici. Particolarmente colpiti i grandi gruppi finanziari e industriali, mentre si salvano solo i titoli legati al comparto energetico, sostenuti dal rally del greggio.

Il clima sui mercati è peggiorato dopo che le speranze di una rapida de-escalation del conflitto si sono dissolte. Le parole di Trump, che ha parlato di ulteriori due o tre settimane di attacchi e ha minacciato azioni militari “estremamente dure”, hanno rafforzato l’idea che il conflitto possa protrarsi più a lungo del previsto. Un elemento che aumenta l’incertezza e riduce la propensione al rischio degli investitori.

Il risultato è stato immediato sul fronte delle materie prime. Il petrolio ha registrato un balzo a doppia cifra: il Wti ha superato i 110 dollari al barile, mentre il Brent si è attestato su livelli analoghi, segnando rialzi tra l’8% e il 10%. Anche il gas naturale europeo è salito sensibilmente, riflettendo i timori per possibili interruzioni dell’offerta energetica globale.