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Nel Tavoliere delle Puglie, sui libri di scuola una volta definito il Granaio d’Italia, in questi giorni sta terminando la mietitura del grano duro, che comincia a inizio giugno nelle zone costiere, poi continua verso il cuore della pianura e prosegue verso la zona subcollinare. E a fine mese le mietitrebbie si spostano sulle pendici dei Monti Dauni.
Ma quest'anno la mietitura non è una festa. E vorrei spiegarne il motivo, anche perché sento continuamente dire frasi stereotipate sugli agricoltori: si lamentano sempre, vogliono solo essere sovvenzionati dall’UE, usano enormi quantità di pesticidi, sfruttano la manodopera, appiccano incendi… stereotipi e generalizzazioni che fanno sì che ogni discorso serio sulle problematiche dell’agricoltura venga presto accantonato, perché agli agricoltori si dà poca credibilità. Probabilmente perché sono anche mal rappresentati da associazioni di categoria che, da decenni, non sostengono i loro interessi, ma si limitano a gestire le loro pratiche burocratiche.
Le difficoltà sono enormi, e riguardano tutto il comparto agricolo, ma negli ultimi anni è diventata sempre più difficile, in particolare, la gestione economica delle piccole e medie aziende cerealicole. Il prezzo del grano duro è sempre più basso, al momento il prezzo di un chilogrammo oscilla tra 20 e 27 centesimi, circa la metà del pellet. Il materiale che bruciamo nelle stufe vale il doppio del grano, quello con cui produciamo pasta, pane, pizza, biscotti, grissini, cracker, taralli, che sia duro o tenero.











