«Senza importare almeno due milioni di tonnellate di grano duro, non potremmo certo fare tutta la pasta che facciamo oggi in Italia». Numeri alla mano il neo presidente di Italmopa, Vincenzo Martinelli, vuole fare chiarezza sulla mancata autosufficienza del nostro Paese in fatto di produzione cerealicola. L’associazione nazionale dei mugnai si è sentita indirettamente accusata dalla Coldiretti, che una settimana fa è scesa in piazza in cinque città italiane contro «i trafficanti di grano - si legge nel comunicato - che schiacciano il prodotto nazionale sotto i costi di produzione, costringendo le imprese agricole a lavorare in perdita e spingendo sempre più sulle importazioni estere».
L’Italia, è stato ricordato anche all’ultimo World durum and pasta forum di settembre, produce oltre 4 milioni di tonnellate di pasta all’anno, il 60% delle quali viene venduto all’estero. «Noi utilizziamo sempre tutto il grano che viene prodotto in Italia - spiega Martinelli - il fatto è che non basta. Non abbiamo nessun interesse a preferire quello estero, per il semplice fatto che il frumento che importiamo è sempre più costoso di quello italiano: un po’ perché lo dobbiamo pagare in anticipo, un po’ perché i controlli in loco sono tutti a carico nostro. L’ultima partita di grano che ho acquistato dall’Australia, tanto per fare un esempio, l’ho pagata 50 euro in più alla tonnellata rispetto alla media italiana». In Italia, invece, oggi il grano ha una quotazione intorno ai 290 euro alla tonnellata.













