Abbiamo letto le etichette delle marche di pasta più vendute nei supermercati italiani per scoprire da dove viene davvero il grano. Da Barilla a De Cecco, da Rummo ad Armando: non tutte usano grano italiano, e capire come leggere un'etichetta fa la differenza.

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Abbiamo girato il supermercato con una sola domanda in testa: la pasta che compriamo ogni settimana, quasi per abitudine, è davvero italiana? Non la lavorazione, quella spesso lo è, ma il grano, la materia prima. Quello che finisce nella semola, nella farina, nel piatto. E la risposta, leggendo le etichette una per una, è più complicata di quanto sembri.

Perché l’Italia è il Paese della pasta per definizione, eppure una quota significativa di quella che troviamo sugli scaffali della grande distribuzione viene prodotta con grano duro importato dall’Europa dell’Est, dal Canada, dall’Australia, persino dagli Stati Uniti. Non è necessariamente un problema di qualità: il grano straniero può rispettare standard produttivi elevati, e nessuna marca va demonizzata per questo. Ma è una questione che vale la pena conoscere, soprattutto se tra i tuoi criteri di scelta ci sono la sostenibilità ambientale, il sostegno all’agricoltura locale o semplicemente la trasparenza di quello che metti nel carrello.