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Nel corso della trasmissione L'Aria che Tira su La7, il giornalista Federico Rampini ha commentato il vertice Nato conclusosi oggi ad Ankara, concentrando la sua analisi sul ruolo di Donald Trump nei rapporti tra Stati Uniti ed Europa in materia di difesa. L'editorialista del Corriere della sera ha osservato che per comprendere l'attuale fase delle relazioni transatlantiche è necessario osservare il contesto storico più ampio, andando oltre le forti reazioni che la figura del presidente americano continua a suscitare.
«Se per un attimo riusciamo a staccarci dalle emozioni estreme che suscita un personaggio abbastanza mostruoso come Donald Trump e guardiamo the big picture, come dicono gli americani, cioè il quadro più ampio, da un punto di vista storico diciamo che Trump, con la sua follia shakespeariana, sta ottenendo dagli europei degli impegni militari che tutti i presidenti americani prima di lui speravano di ottenere ma non c'erano mai riusciti», ha affermato Rampini.
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Il giornalista ha poi ricordato come le richieste di Washington agli alleati europei abbiano radici lontane. «E quando dico tutti, parto addirittura da Dwight Eisenhower negli anni Cinquanta. Tutti i presidenti americani si sono lamentati perché gli europei erano dei parassiti della sicurezza, che si facevano difendere, spendevano pochissimo, si impegnavano poco. Possiamo veramente costruire una biblioteca sterminata di queste lamentele», afferma inserendo nell'elenco anche J. F. Kennedy.










