Il caso Balogun scuote la credibilità di Usa e Fifa. Il precedente dell’austriaco Sindelar ai tempi del nazismo

SIAMO ormai caduti nel pieno arbitrio dei potenti, che essendo storicamente anche sciocchi, non sanno che sono proprio le reiterate protervie a generare una presa della Bastiglia o un assalto al Palazzo d’Inverno. La sospensione della squalifica di Folarin Balogun, anche se in apparenza è un arbitrio minore rispetto ad altri, segna invece un punto dirimente e simbolico, e tanto popolare da non poter lasciare un segno. Alcuni servi sciocchi, adesso, hanno provato a giustificare la decisione dicendo che il fallo era involontario, ma la regola FIFA parla chiaro e la consuetudine pure. Mai una decisione presa sul campo può essere cambiata successivamente e nel caso specifico il regolamento pare inequivocabile: “se un tackle o uno scontro mettono in pericolo l’integrità fisica dell’avversario, l’espulsione è automatica a prescindere dalle intenzioni”.

La discussione si chiude qui, anche se il presidente della Fifa Infantino ha scovato un articolo nel regolamento tanto fumoso quanto utilizzabile dagli ipocriti per giustificare l’annullamento della decisione che ha reso disponibile il giocatore nella partita degli USA con il Belgio, che è comunque finita con la vittoria dei Belgi. Sarebbe bastato poco per frenare la protervia e il delirio di onnipotenza. Sarebbe bastato che l’allenatore degli USA e lo stesso giocatore, decidessero di rispettare la decisione presa da un arbitro.