«Una strana storia», così Giovanni Malagò, numero uno della Figc, definisce la questione Usa-Balogun, con squalifica comminata e poi ritirata dopo l’intervento della Fifa, conseguente allo sdegno del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. La cassa di risonanza, questa «strana storia», la merita, se non altro perché di mezzo c’è una squadra di calcio, quella degli Usa e il suo presidente, Trump. Coinvolto pure Gianni Infantino, che è a comando della Fifa e nemico di Michel Platini che ha definito il tutto «una vergogna». Lui che con Infantino è stato in feroce guerra legale.

Malagò, che prima era solo un appassionato di calcio, è stato chiamato a dire la sua, in qualità di presidente della Federazione italiana, lui che il nostro calcio ora è chiamato a ristrutturare, nominando innanzitutto il ct e il presidente del Club Italia. Questa «strana storia», non deve diventare un precedente per il campionato italiano. «Stavo mangiando, a un certo punto mi sono arrivati diciotto messaggi di uffici stampa, giornalisti, dirigenti che mi segnalavano questa strana storia. Onestamente mi è sembrata davvero un'assurdità», così Malagò, intervenendo ai microfoni di Radio Anch'io Sport. «Sono andato a guardare l’articolo 27 del codice disciplinare Fifa e chiariamolo subito: non è replicabile ai vari campionati nazionali e aggiungo meno male, sennò sarebbe l'Armageddon».Malagò ricorda anche certi pericolosi precedenti, che hanno giustificato questo dietrofront sulla squalifica di Balogun. «C'è stato quello con Cristiano Ronaldo, ma su una squalifica multipla. L'altro caso risale addirittura al 1962. Ha un evidente sapore politico, l'ha riportato il New York Times. Questo è un precedente pericolosissimo, spero se ne rendano conto. Sono fautore di questo Mondiale, in cui gli stadi sono pieni, c'è una festa delle tifoserie. Ma quando vedi una decisione così a favore di una parte, perde la meritocrazia che è la base del calcio».Chiaro, no? Qualche ora dopo, Giovanni, al Tg1, è tornato sull’argomento, rincarando la dose. «Se Trump avesse chiamato me? Io credo di aver dimostrato nella mia vita di avere un rispetto assoluto delle istituzioni a tutti i livelli politici - risponde -, e però di aver mantenuto l'autonomia dello sport. E questo secondo me è più che una filosofia di vita, è proprio un dovere che dobbiamo avere noi dirigenti dello sport. Stiamo parlando di un'eccezione clamorosa e quindi non si devono aprire ulteriori capitoli. Siamo oltre l'umana immaginazione. Ammesso e non concesso che ci sia la più grande buona fede, non esiste nessuno che possa credere a questa dinamica così indipendente, così laica, a fronte di un'indicazione da parte di Trump. E questo è in assoluto sbagliato. Speriamo solo che in Italia una cosa del genere non avvenga. Da noi, se uno è squalificato va incontro a uno stop».Una settimana, anche meno, e Malagò dovrà annunciare i nomi per la Nazionale, che il Mondiale lo sta guardando dal divano.LE QUESTIONI DI CASA NOSTRA Maldini era stato individuato come uomo per il Club Italia, uno a cui mettere in mano il progetto che dovrà, si spera, far approdare l’Italia al prossimo Mondiale nel 2030. «Paolo ha le competenze, la storia, le skills da profilo ideale per il ruolo da direttore tecnico, non solo per la carriera da giocatore ma anche da dirigente. Ma le persone che hanno ruoli di responsabilità e che devono decidere e fare valutazioni hanno anche un piano B, spesso anche un piano C. Sono molto sereno. Mi sono dato massimo questa settimana per tirare tutte le somme».Maldini pare pensarci un po’ troppo, l’Italia ha fretta. A settembre si torna in campo. «Bisogna sapere tutti i particolari della questione. Anch'io inizialmente avevo detto no alla chiamata della Nazionale, per poi alla fine candidarmi. Bisogna anche vedere se, prima di queste proposte, aveva già degli impegni. Credo che questo debba essere interpretato come motivo di serietà e non come una cosa non positiva.E il ct, più Conte o Mancini? Non è escluso che alla fine non sia nessuno di queste due persone. Credo che per qualche ora e per qualche giorno bisogna avere un po' di pazienza. L’eventuale disponibilità delle società ad aiutare la Federazione nell’ingaggio dell’allenatore è molto importante. Ma non ci fossilizziamo su questo discorso di quanto dovrebbe costare il tecnico. Quello che è più bello ancora, però, è questa piena volontà della Serie A a venire incontro alla Nazionale. Forse si è resa conto che siamo arrivati a grattare il fondo del barile».Nel frattempo c’è la questione stadi, legata tra le altre cose all’Europeo del 2032, che vede protagonista l’Italia insieme con la Turchia. «Il tema degli impianti sportivi è molto ampio. Se avessimo preso le Olimpiadi del 2024, forse, i problemi relativi agli stadi probabilmente li avremmo già risolti».