Non c'è alcuna base scientifica, dicono i sacerdoti dell'Associazione internazionale esorcisti, che attaccano le strutture in cui è stata introdotta la pratica spirituale che avrebbe origine in Giappone

«Chi pratica il Reiki cade nel peccato di superstizione e si espone all’azione straordinaria del maligno»: così l’Associazione internazionale esorcisti (Aie) ha denunciato l’apertura di uno spazio dedicato alle cure palliative e alle terapie complementari nel reparto di oncologia degli Ospedali Riuniti Marche Nord di Pesaro. Nella cosiddetta “Stanza del benessere” si praticherebbe il Reiki, una tecnica giapponese che mira a ridurre il dolore e lo stress attraverso flussi di energia che passano attraverso le mani. Ma progetti simili sono stati avviati anche in altre strutture sanitarie italiane, tra cui Torino e Mantova.

L’Aie ha richiamato le linee guida pubblicate dalla Commissione per la dottrina della Conferenza episcopale degli Stati Uniti nel 2009, secondo le quali il Reiki non trova fondamento nella scienza, né tantomeno nella dottrina cristiana. Il timore è che possa essere usato come medicina alternativa, creare false aspettative nei pazienti e generare confusione tra un trattamento di supporto e una terapia vera e propria, oltre alla presunta spiritualità della pratica.