Tre vicende diverse, un problema che torna. Anzitutto quella di Marine Le Pen, condannata anche in appello per lo scandalo degli assistenti parlamentari fittizi (ma eleggibile alla Presidenza della Repubblica nel 2027: ieri sera ha annunciato la sua candidatura). Poi il Parlamento europeo che ha votato la procedura di verifica del rispetto dei valori dell’Ue da parte del partito Europa delle nazioni sovrane (Esn) cui aderiscono i tedeschi di Afd e Roberto Vannacci. E in Germania, una voluminosa documentazione raccolta dalla Gesellschaft für Freiheitsrechte ha avviato una mobilitazione della società civile e dei gruppi parlamentari per chiedere alla Corte Costituzionale di classificare Afd come partito incostituzionale. Tutte e tre le vicende riguardano la possibilità che formazioni di estrema destra assumano responsabilità politiche e istituzionali a livello nazionale o dell’Unione Europea. Al fondo un’unica domanda: come fermare l’avanzata dell’estrema destra in Europa?Gli strumenti giuridici ci sono. La XII disposizione transitoria della Costituzione italiana vieta la ricostituzione del Partito fascista – e altre leggi integrano oggi questa disposizione – e l’art. 21, comma 2 di quella tedesca dichiara incostituzionali «i partiti che per i loro fini o per il comportamento dei loro aderenti mirino a intaccare o a distruggere il libero ordinamento democratico». In base all’art. 2 del Trattato sull’Unione Europea, inoltre, il regolamento del Parlamento Europeo impone ai partiti che ne fanno parte il «rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze» e l’adesione ai «valori comuni» del «pluralismo», della «non discriminazione», della «tolleranza», della «giustizia», della «solidarietà» e della «parità tra donne e uomini». Indubbiamente, non mancano da parte di Afd o di Fn richiami ai valori del fascismo o del nazismo quando non addirittura alla loro storia, ai loro protagonisti e ai loro simboli (un po’ diverso il caso del Rn in Francia, in cui piuttosto si avvertono echi nazionalisti e colonialisti, suprematisti e xenofobi). Così come non mancano da parte di queste formazioni violazioni dei principi e dei valori affermati dalle Costituzioni italiane e tedesca e dal Trattato dell’Ue. Il problema però non è solo giuridico ma anche politico e, soprattutto, morale.Nel Secondo dopoguerra, le classi dirigenti europee – con l’appoggio degli Stati Uniti – decisero che il razzismo e l’antisemitismo, lo sterminio di sei milioni di ebrei e l’orrore delle camere a gas dovevano essere banditi per sempre. Tale classe dirigente poté imporre questi bandi non perché all’improvviso gli italiani fossero diventati tutti antifascisti e i tedeschi tutti antinazisti, ma neanche solo perché avevano vinto ed erano al potere: poterono farlo per il valore morale riconosciuto alla condanna dei crimini compiuti da fascisti e nazisti a causa delle loro ideologie. Nei decenni successivi, il consenso morale nei confronti dell’antifascismo e dell’antinazismo si è molto allagato, la memoria della Shoah è stata largamente condivisa, il rifiuto del razzismo è diventato patrimonio comune. Negli ultimi anni, però, questa tendenza si è invertita e oggi l’estrema destra spinge per politiche anti-immigratorie che Leone XIV definisce disumane e usa parole come Remigration che il Papa definisce «non cristiane». Oggi, insomma, non possiamo più dare per scontata la prevalenza nella vita pubblica occidentale dei valori e dei principi che sono stati considerati patrimonio comune per molto tempo (come avviene anche per il “ripudio” della guerra che sembra lasciare spazio alla sua “normalizzazione”). La battaglia morale, dunque, torna prioritaria. Ciò non significa che l’uso degli strumenti giuridici o politici sia indifferente. Ma rovescerei l’approccio. Oggi ci si chiede se, sul piano giuridico, è giusto e se, su quello politico, è opportuno impedire per legge il dilagare dell’estrema destra. Ma entrambe le questioni rimandano a una scelta morale che segnerà la nostra generazione e quelle future. Sul piano giuridico deve prevalere la “filosofia” oggi incarnata dai guru della Silicon Valley come Peter Thiel e Alexander Karp, sostanzialmente condivisa da Trump e dai suoi collaboratori? Secondo questa” filosofia”, la libertà dei singoli – di fatto solo quelli che hanno enormi poteri economici, tecnologici o politici – non deve avere limiti e tutto per loro è lecito: tagliare improvvisamente i fondi per gli aiuti umanitari da cui dipende la vita di milioni di individui nel mondo; impoverire migliaia e migliaia di persone per arricchire smisuratamente pochi; deportare in improbabili “Paesi terzi” tantissimi donne e uomini che hanno la sola colpa di sfuggire dalla guerra, dalla persecuzione o dalla fame ecc. Oppure si deve riconoscere che questa libertà sfrenata non è legittima e che lo sono ancora meno le sue conseguenze? Ciò significa rivalutare invece un’altra idea di libertà, quella che nel corso della storia occidentale è stata temperata e raffinata dal rispetto della dignità inalienabile di ogni essere umano, dal principio di eguaglianza, dalle pratiche della democrazia ecc. Questa alternativa si concretizza oggi anche nella questione di un antifascismo anzitutto morale ma poi anche politico e giuridico: come mostra l’inquietudine suscitata dall’avanzata dell’estrema destra in Europa: apparentemente antica e superata, tale questione è in realtà attuale e urgente.
Come fermare l’avanzata dell’estrema destra in Europa?
Tre casi, una domanda: Le Pen, AfD e Parlamento europeo riaprono il confronto. Bastano gli strumenti giuridici o serve anzitutto una scelta morale?










