Chiudete gli occhi e immaginate. Estate 1956, Hanover, New Hampshire. Un campus universitario quasi deserto, i prati verdissimi del Dartmouth College, il caldo umido del New England che entra dalle finestre aperte dell'ultimo piano del dipartimento di matematica.

Lì, attorno a un tavolo, un gruppo di giovani scienziati discute di una cosa che non esiste ancora. Anzi, di una cosa che non ha nemmeno un nome. O meglio: il nome è appena stato inventato, e sembra quasi una provocazione.

Intelligenza artificiale.

Settant'anni fa, in quelle settimane d'estate, nasceva ufficialmente la disciplina che oggi riempie i nostri telefoni, le nostre conversazioni, le nostre paure e le nostre speranze. E la sua storia comincia come cominciano le storie migliori: con un gruppo di sognatori convinti di potercela fare in due mesi.

Due mesi e dieci uomini