Se qualcuno vi chiede “cosa ne pensi dell'intelligenza artificiale?", novanta volte su cento sta parlando di ChatGPT, di Gemini o di Claude. Non di intelligenza artificiale in generale, né dell'ecosistema tecnologico che le IA stanno già modificando negli ospedali, nei laboratori di ricerca, nei sistemi di controllo autonomo dei veicoli. Sta parlando di quel dialogo piacevole, accomodante, prevedibile nella sua cordialità, che è entrato nella vita di noi, user.

C’è chi pensa che questo sia il primo grande errore strategico della nostra conversazione pubblica sull'IA: l'identificazione totale, assoluta, della tecnologia "intelligente" con l'IA generativa e in particolare con i Large Language Models – gli LLM, i modelli che generano linguaggio.

Questo errore ha conseguenze che non vediamo ancora, ma che condizionano il modo in cui pensiamo, in cui valutiamo l’affidabilità delle macchine e in cui interagiamo con loro.

Ne ho parlato con Alfio Quarteroni, matematico e professore emerito al Politecnico di Milano e all'EPFL di Losanna.

Una tecnologia: il grande equivoco