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Dunque, secondo la sentenza d’appello della Corte di Parigi, Marine Le Pen tornerebbefinalmente candidabile. Bontà loro, i magistrati transalpini hanno rinunciato all’idea incredibile e antidemocratica di buttare fuori corsa una candidata sgradita all’establishment. E però i giudici hanno comunque stabilito che lei, la donna più famosa e popolare di Francia, dovrebbe andare in giro con il braccialetto elettronico, come una pericolosa criminale. Cosa che al momento non avverrà, avendo Marine fatto ricorso.
No, amici lettori, non è una Via Crucis, al massimo una mortificante «via trucis». E, nell’eterno ritorno del sempre uguale, in un format che non cambia dai tempi di Berlusconi, l’ultima disperatissima stazione del viaggio è sempre la stessa, subito dopo l’attacco per via giudiziaria: il tentativo di sottoporre il nemico a un umiliante rituale di degradazione. Il sogno è sempre il medesimo: ridurre il soggetto sgradito alla condizione di paria (nazionale e internazionale), di grande appestato, naturalmente in quanto «fascista», «onda nera», «ultradestra», e via delirando. y E cosa accadeva, durante le più cupe pestilenze medievali, ai poveri lebbrosi? Veniva loro imposto un rumoroso campanello, un sonaglio che avvertisse gli altri viandanti del possibile arrivo di un malato contagiosissimo, dunque da evitare. Per l’establishment francese, esattamente questa dovrebbe essere la sorte di Marine Le Pen.










