VENEZIA - Il commento, amaro, che circolava ieri mattina a Palazzo Ferro Fini era questo: in Veneto riesci a entrare in una casa di riposo quando hai già un piede nella fossa. Lo dicono i dati ufficiali: l’anno scorso il tempo medio di permanenza degli ospiti nelle strutture residenziali era di 225,5 giorni. Significa che un anziano entrava in casa di riposo e dopo all’incirca sette mesi passava a miglior vita. Questo perché nel momento in cui si è accolti nelle Rsa le condizioni di salute sono compromesse. E lo sono perché per ottenere un letto non solo bisogna avere un livello di non autosufficienza alto (una volta erano 60 punti, ora ne servono quasi 80), ma comunque bisogna aspettare. Nell’ultimo anno gli utenti in lista d’attesa sono stati 9.050 di cui 3 all’Ulss 1 Dolomiti, 113 all’Ulss 2 Marca Trevigiana, 86 all’Ulss 3 Serenissima, 33 all’Ulss 4 Veneto Orientale, 41 all’Ulss 5 Polesana, 228 all’Ulss 6 Euganea, 26 all’Ulss 7 Pedemontana, 67 all’Ulss 8 Berica e 157 all’Ulss 9 Scaligera.

Tutti questi dati, ottenuti attraverso un accesso agli atti, li hanno resi noti le consigliere regionali del Partito Democratico Chiara Luisetto, Anna Maria Bigon e Monica Sambo. Il tema non è tanto quello dei posti in casa di riposo, ma delle impegnative di residenzialità. Si tratta di un contributo regionale, pari a 52 euro al giorno, rilasciato dalle Ulss, a sostegno del ricovero di persone anziane o disabili non autosufficienti presso centri di servizio e case di riposo accreditati. L’assegnazione dell’impegnativa avviene attraverso una graduatoria dell’Ulss basata sul punteggio della valutazione Svama (Scheda per la valutazione multidisciplinare dell’anziano), relativa alla gravità della non autosufficienza della persona. I 52 euro vengono versati direttamente alle strutture convenzionate a copertura della quota sanitaria, ovvero le spese per medici, infermieri, riabilitazione, assistenza. I beneficiari devono pagare solo la quota sociale, ossia vitto, alloggio, servizi alberghieri. LA RICHIESTA Le consigliere del Pd Luisetto, Bigon e Sambo hanno detto che serve un maggiore sostegno economico da parte della Regione. «La politica regionale - ha detto Luisetto - avrebbe dovuto esercitare una progettualità di lungo respiro e di governo del sistema: invece, troppo spesso si è limitata a interventi tampone, non strutturali, pensiamo ai 400 euro al mese dati, tolti e ora rifinanziati per un anno». Va detto che in Veneto le persone non autosufficienti sono 348mila e che solo 32mila vivono nelle case di riposo. «Il più grande luogo di assistenza della nostra Regione - ha detto Bigon - è il domicilio, dove migliaia di famiglie si fanno carico quotidianamente dell'assistenza dei propri cari». Per Sambo non basta aumentare il numero di impegnative (24.419 nel 2025): «Serve una vera riforma delle Ipab». LA REPLICA «È necessario mettere mano alla programmazione, attraverso una riforma strutturale, anche delle Ipab - ha replicato Paola Roma, assessore al Sociale -. Dovremo lavorare insieme per un piano per la non autosufficienza che risponda ai bisogni di più persone possibili. Le case di riposo sono uno strumento imprescindibile del nostro sistema, ma non l'unico. Con la co-progettazione e co-programmazione lavoreremo di concerto con Ats, Ulss e strutture per potenziale l'intera filiera di servizi e dare risposte alle persone il più possibile personalizzate e legate ai loro bisogni. Senza dimenticare da un lato il personale delle strutture e dei servizi territoriali, dall’altro il mondo dei caregiver informali che sono l’anima e il motore dei servizi».