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Ultimo aggiornamento: 15:47

Fare uscire gli anziani malati cronici dal Servizio sanitario nazionale? In Veneto non siamo molto lontani a sentire i dati snocciolati dalla consigliera regionale Anna Maria Bigon (Pd), che è anche vicepresidente della Commissione Sanità. Le case di riposo venete, spiega, sono ormai “dei piccoli ospedali”, solo che non sono attrezzate per esserlo e non hanno il personale adatto. E a differenza degli ospedali, le rette sono a carico delle famiglie.

“I posti nelle case di riposo sono sempre più insufficienti: a fronte di una lista d’attesa di 10mila persone, ci sono 32.983 posti letto, l’84% dei quali è parzialmente coperto da un’impegnativa regionale che versa 52 euro al giorno a persona (57 per chi soffre di malattie neurodegenerative)”. Quindi più di 5mila famiglie pagano la retta intera, mentre quasi 28mila ne pagano circa la metà e altri 10.000 sono fuori dalla porta in coda. “Basterebbero 46 milioni di euro per arrivare a coprire il 90% almeno delle impegnative e circa 60-70 milioni per arrivare a totale copertura”, calcola Bigon che è in corsa per le regionali venete che sono alle porte.

Ma il punto che solleva non è tanto, o soltanto, questo. Il punto è che nel 2019 il Veneto ha stabilito di chiudere i reparti ospedalieri di lungodegenza. Avrebbe dovuto rimpiazzarli con 70 ospedali di comunità, ma a oggi non ne ha realizzati più di 35. E nel frattempo i pazienti delle lungodegenze sono passati alle case di riposo, occupando quasi tutti i posti disponibili. “Adesso le schede di valutazione multidisciplinari che vengono fatte per l’accesso alle case di riposo, le svama, hanno punteggi sempre più alti… in pratica per entrare devi essere gravissimo, qualche anno fa si entrava con una valutazione più bassa. Quindi entrano quelli più gravi, ma non è che gli altri che stanno fuori hanno meno urgenza – spiega – Fino al 2019 avevamo i reparti sanitari di lungodegenza dove venivano accolte le persone con tante patologie come accade adesso nelle case di riposo”.