TREVISO - Sempre più anziani faticano a pagare la retta della casa di riposo. Soprattutto dopo gli ultimi rincari: a conti fatti, ormai si viaggia oltre i 1.800 euro al mese con l’impegnativa. I Comuni provano a dare una mano. E quando dicono di no finiscono al Tar.L’ultimo caso riguarda Villorba. Dopo 20 anni in un gruppo appartamento, nel 2025 un anziano è entrato in una Rsa di Treviso. E i costi sono lievitati. A novembre l’amministratore di sostegno ha chiesto al Comune di contribuire. A marzo la risposta: non ci sono i requisiti di reddito. Il mese scorso, però, l’interessato ha fatto ricorso al Tar. E il municipio è tornato sui propri passi - prima dell’udienza - accogliendo la richiesta di compartecipazione alla retta.

La vicenda Una scelta figlia dei precedenti. In casi simili, i giudici hanno già chiarito che deve far fede solo l’Isee della persona. I Comuni, in altre parole, non possono inserire tetti massimi o contare eventuali altre proprietà, come delle case. E Villorba ha deciso di fare subito dietrofront.Un parere legale ha confermato al Comune che c’era un’alta probabilità di perdere: meglio annullare il diniego e aprire la cassa. «È doveroso procedere all’annullamento in autotutela del provvedimento di diniego - ha messo nero su bianco la giunta - e alla rideterminazione del contributo richiesto sulla base dei criteri previsti dalla normativa statale». Così la richiesta di coprire parte della retta alla fine è stata accolta. E vale anche per i mesi passati. I precedenti Sulle Rsa sono due i fronti aperti. Da una parte i ricorsi nei confronti delle strutture relativi ad anziani con gravi problemi di salute, come Alzheimer o demenze: in questi casi si chiede che l’intera retta (quindi la quota alberghiera) venga pagata dal servizio sanitario. Dall’altra i ricorsi contro i Comuni per le quote Isee e la compartecipazione.Diversi municipi sono già usciti sconfitti dalle aule della giustizia amministrativa. Il Comune di Maser è già stato obbligato dal Consiglio di Stato a saldare l’intera differenza tra l’Isee e la retta per una donna non autosufficiente, invalida al 100%, accolta nella casa di riposo Umberto I di Montebelluna. Si parla di 8.500 euro l’anno. E a Mareno, di seguito, il Comune è stato condannato a rimborsare, in base all’Isee, una parte della compartecipazione a un’anziana invalida al 100%.Solo a Breda per ora le cose sono andate diversamente. L’amministratore di sostegno di un’anziana non autosufficiente aveva presentato un ricorso che puntava a far saltare i tetti Isee. Il tribunale, però, questa volta ha dato ragione al municipio. In tutto ciò, a Villorba hanno scelto di non rischiare.Il punto è che manca una norma nazionale che faccia chiarezza. E attualmente l’orientamento generale della magistratura è quello di non riconoscere gli scaglioni dei regolamenti comunali. Con tutto ciò che ne consegue in termini di bilanci. Il nodo è già stato evidenziato da Uripa, l’unione regionale istituzioni e iniziative pubbliche e private di assistenza. «Senza regole, alla fine si fa governare alla magistratura - ha specificato il presidente Roberto Volpe - oggi ci sono anche avvocati pronti ad anticipare alle famiglie dei soldi per fare ricorso. E se poi va bene, si tengono parte dei soldi recuperati. Così sempre più persone saranno portate per lo meno a tentare».